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	<description>News e informazioni dal mondo</description>
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		<title>Madrid low cost: volo + noleggio auto</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 10:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella spagnola è una delle capitali europee più amate, e grazie alla possibilità di abbinare un volo low cost a un’auto a noleggio Madrid può essere considerata una destinazione ancora molto abbordabile. La città merita sicuramente di essere visitata, dal momento che custodisce tesori d’arte di grandissimo interesse e di inestimabile valore. Alcuni dei luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Madrid" class="alignleft size-medium wp-image-139" src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2012/01/Madrid-300x201.jpg" alt="Spagna" width="300" height="201" /><strong>Quella spagnola è una delle capitali europee più amate, e grazie alla possibilità di abbinare un volo low cost a un’<a href=" http://www.autonoleggio-online.it/Spagna/Autonoleggio-Madrid.aspx" class="liinternal">auto a noleggio Madrid </a>può essere considerata una destinazione ancora molto abbordabile. La città merita sicuramente di essere visitata, dal momento che custodisce tesori d’arte di grandissimo interesse e di inestimabile valore.</strong></p>
<h2>Alcuni dei luoghi imperdibili di Madrid</h2>
<p>Un vero e proprio “must” per chi sceglie Madrid per alcuni giorni di vacanza è rappresentato dalla visita al Palazzo Reale, uno splendido edificio risalente al XVIII secolo ed ancor oggi utilizzato dai Reali di Spagna per i loro ricevimenti ufficiali. Nel cuore della città si trova Plaza Mayor, la più antica piazza madrilena che a tutte le ore del giorno è frequentata da turisti e residenti. Il centro della movida di Madrid è invece il quartiere storico di Malasaña, coi suoi locali caratteristici.<br />
Un altro luogo da non perdere è il Museo Nacional del Prado, situato lungo il Paseo omonimo, nel quale è possibile ammirare le opere di Velázquez, Goya e numerosi altri pittori che hanno lasciato indelebilmente i propri nomi nella storia dell’arte. A poca distanza dal Prado si trova il Museo Nazionale Reina Sofia, dove si trova esposto il capolavoro “Guernica” di Pablo Picasso. Agli amanti dell’arte contemporanea si consiglia infine la visita al famoso centro culturale della Caixa che ospita periodicamente eventi e mostre.</p>
<h2>Scoprire con un’auto a noleggio Madrid e le sue bellezze</h2>
<p>La capitale spagnola è ottimamente collegata, grazie al suo esteso aeroporto di Barajas, alle principali città italiane, europee e mondiali. Molte delle persone che scelgono questa città come destinazione per le proprie vacanze abbinano ad un volo low cost anche un’auto a noleggio Madrid è infatti ben servita dai mezzi di trasporto pubblici, ma lo stesso non si può dire delle zone periferiche e dei suoi dintorni. Per quanto riguarda la possibilità di prendere un’auto a noleggio Madrid offre numerose opzioni, sia in città che presso il suo scalo aeroportuale. Abbinando un volo low cost a un’auto a noleggio Madrid rappresenta il luogo ideale per trascorrere una vacanza di alcuni giorni all’insegna della storia, dell’arte e della cultura.</p>
<p>Foto: ottoterremoto &#8211; Fotolia</p>
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		<title>l bolero torna di moda nella moda autunno inverno 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 11:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Abbigliamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Il bolero è un classico esempio di come un abito “da lavoro” sia stato preso in prestito dalla moda e trasformato in un capo di abbigliamento elegante, ricercato e molto chic. Una volta, infatti, questo giacchino era utilizzato dai toreri nelle corride, e nella moda autunno inverno 2011 si assiste ad un suo ritorno sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/12/Moda-166x300.jpg" alt="Moda femminile" title="Moda " width="166" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-129" /><strong>Il bolero è un classico esempio di come un abito “da lavoro” sia stato preso in prestito dalla moda e trasformato in un capo di abbigliamento elegante, ricercato e molto chic. Una volta, infatti, questo giacchino era utilizzato dai toreri nelle corride, e nella moda autunno inverno 2011 si assiste ad un suo ritorno sulle passerelle e nei negozi.</strong></p>
<h2>Il bolero e le sue caratteristiche distintive</h2>
<p>Il bolero è un particolare modello di giacca molto apprezzato dalla moda femminile. Questo capo di abbigliamento si presenta con maniche attillate, che superano in lunghezza il bustino che tipicamente va a ricoprire il torso fino a poco sotto la linea del seno. Altre caratteristiche inconfondibili sono rappresentate dall’assenza di bottoni, allacciature o zip, mentre nella maggior part dei casi i profili sono arrotondati e il collo è alla coreana. Questo particolare colletto è semplice ed elegante, dal momento che rimane aderente e non copre eccessivamente.<br />
Talvolta si può confondere il bolero con un gilet o con un cardigan, ma il primo si differenzia da questi ultimi per il fatto che copre il torso per una minore lunghezza e inoltre presenta una tipica forma sagomata.</p>
<h2>Il bolero, un capo di abbigliamento trendy e alla moda</h2>
<p>Pur essendo, in fin dei conti, semplicemente una giacca corta, il <a href="http://www.bonprix.it/categoria/per-lei-moda-donna-dalla-a-alla-z-bolero/" class="liexternal">bolero </a>è uno di quei capi di abbigliamento che sorprende per la sua varietà di modelli, colori e fantasie. Esistono infatti boleri molto eleganti e femminili, oppure più casual e da indossare nella vita di tutti i giorni; modelli classici oppure adatti alle teenager, e molti altri ancora: in stile metal, country, in pelle&#8230; I boleri possono essere indossati sopra ad una maglia, una camicetta o un top, ed essere abbinati a un paio di pantaloni classici o semplicemente a dei blue jeans.<br />
Nella maggior parte dei casi questo giacchino è caratterizzato da maniche lunghe, anche se ne esistono modelli a maniche più corte (tipicamente, a tre quarti). I materiali di gran lunga più utilizzati per confezionare questo capo di abbigliamento sono ad esempio il panno, il cotone o il velluto, anche se non mancano i modelli realizzati in pelliccia ecologica oppure lavorati a maglia. </p>
<p>Foto: ocsanaw &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Il mistero dei cerchi nel grano in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 16:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cerchi nel grano o “crop circles” sono delle forme circolari o ellittiche di dimensione media di 50 metri. I cerchi, che possono arrivare fino a 200 metri di diametro e interessare interi campi coltivati, sono estremamente precisi e danno vita a disegni molto complessi, variegati e fantasiosi, delle vere e proprie opere artistiche. Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/10/kornkreise.jpg" alt="cerchi nel grano" title="I cerchi nel grano - il mistero in Italia" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-104" /><strong>I cerchi nel grano o “crop circles” sono delle forme circolari o ellittiche di dimensione media di 50 metri. I cerchi, che possono arrivare fino a 200 metri di diametro e interessare interi campi coltivati, sono estremamente precisi e danno vita a disegni molto complessi, variegati e fantasiosi, delle vere e proprie opere artistiche.</strong><span id="more-103"></span></p>
<h2>Cosa alimenta il mistero</h2>
<p>La particolarità di questi cerchi è che le piante di grano, quando vengono appiattite, dovrebbero spezzarsi e invece i gambi restano intatti e non subiscono nessun tipo di danneggiamento. Botanici e scienziati non sono riusciti a giustificare come possa avvenire questo fenomeno dal punto di vista fisico. Ad esempio, il microonde o gli ultrasuoni potrebbero riuscirci, ma dovrebbero avere una elevatissima potenza espressa in megawatt. Il fenomeno ha iniziato a far parlare di sé agli inizi degli anni ’90 in Inghilterra, ma alcuni sostengono che i cerchi fossero presenti già alla fine del ‘600. La loro incidenza è aumentata tra il 1999 e il 2002, in un periodo in cui l’intensità solare aumentò sensibilmente. E proprio la luce solare, che emana onde sonore tramite vibrazioni, potrebbe essere una delle cause del fenomeno. C’è però chi, escludendo che possano essere frutto di uno scherzo, continua a sostenere che i cerchi siano opere umane. Sono state formulate tante interpretazioni fantasiose come quella che riconduce i crop circles agli Ufo e numerose sette religiose hanno dato sfogo alla creatività cercando di sfruttare la portata mediatica di tali scoperte. La stessa scelta del grano, tra tante tipologie di coltivazioni esistenti, potrebbe essere legata a una volontà superiore che ha individuato in questa pianta un’attitudine particolare a essere modificata e plasmata per poter trasmettere dei messaggi.</p>
<h2>Episodi italiani</h2>
<p>In Italia i crop circles sono apparsi vicino Ascoli Piceno nelle Marche, a Pordenone in Friuli Venezia Giulia o a Cagliari in Sardegna. Proprio la città sarda ha acque sotterranee e luoghi di culto dedicati alla dea madre. Essendo i cerchi dei messaggi provenienti dall’universo, la presenza dell’acqua è importante perché nel cosmo tutto è suono, l’acqua è un conduttore e reagisce differentemente a seconda del tipo di suono emesso. </p>
<p>Immagine: OHE &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Maya 2012 &#8211; profezia o credenza indigena?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 11:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tanti si chiedono se quella relativa alla fine del mondo nel 2012 sia una profezia o semplicemente una credenza popolare. Negli ultimi anni però l’idea che il 21 dicembre 2012 possa avvenire un evento di portata apocalittica che distruggerà il Pianeta si è diffusa un po’ ovunque, facendo la fortuna di scrittori e produttori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/10/Maya2012.jpg" alt="apocalisse" title="Maya 2012" width="300" height="292" class="alignleft size-medium wp-image-96" /><strong>In tanti si chiedono se quella relativa alla fine del mondo nel 2012 sia una profezia o semplicemente una credenza popolare. Negli ultimi anni però l’idea che il 21 dicembre 2012 possa avvenire un evento di portata apocalittica che distruggerà il Pianeta si è diffusa un po’ ovunque, facendo la fortuna di scrittori e produttori cinematografici.</strong><span id="more-95"></span></p>
<h2>Il calendario</h2>
<p>Le profezie Maya si basano su osservazioni astronomiche utilizzate per redigere il loro calendario, uno degli elementi caratteristici della civiltà amerindiana. Addirittura, secondo gli studiosi, esistono tre tipi di calendario: quello sacro, quello civile e quello dedicato ai calcoli sul lungo periodo. Del resto, i Maya avevano una forma di venerazione nei confronti di numeri e date: i giorni per questo popolo avevano poteri divini e alcuni venivano considerati portatori di sventura, sangue e sofferenza, altri forieri di speranze e promesse. Tutte le decisioni importanti venivano prese in base al calendario e nello specifico i Maya hanno individuato nel 21 dicembre 2012 una data apocalittica, un momento di passaggio e nascita/fine di un’era.</p>
<h2>Tra scienza e credenza popolare</h2>
<p>Nel corso dei secoli una serie di “conferme scientifiche” con qualche forzatura hanno provato a rafforzare la portata apocalittica delle loro predizioni come l’allineamento del centro del Sole con l’equatore della galassia, l’inversione dei poli e l’incidenza delle tempeste solari. Nemmeno il testo sacro Popol Vuh fa menzione del 2012 e quindi si potrebbe pensare che si tratti, più che di una profezia, di una credenza indigena relativa a periodi di cambiamento e rinnovamento. </p>
<p>Illustrazione: sdecoret &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La corsa all´oro &#8211; oggi come nel 1850</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 12:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La corsa all’oro inizia nel 1848, quando nella regione Californiana, dove confluiscono il Sacramento e l’American, se ne scoprono le prime tracce. Dopo pochi anni gli Stati Uniti potranno vantare il titolo di primo paese, in ambito mondiale, nell’estrazione dell’oro. Fiorisce rigogliosa l’economia americana: della nuova ricchezza beneficiano commercio, banche e industrie. Il metallo giallo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/10/Goldbarren.jpg" alt="Oro" title="Oro" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-79" /><strong>La corsa all’oro inizia nel 1848, quando nella regione Californiana, dove confluiscono il Sacramento e l’American, se ne scoprono le prime tracce. Dopo pochi anni gli Stati Uniti potranno vantare il titolo di primo paese, in ambito mondiale, nell’estrazione dell’oro. Fiorisce rigogliosa l’economia americana: della nuova ricchezza beneficiano commercio, banche e industrie. Il metallo giallo diviene la base dei sistemi finanziari di tutto il mondo.</strong><span id="more-78"></span><br />
<br /></br></p>
<h2>Migliaia di persone&#8230;</h2>
<p>&#8230; sono indotte ad abbandonare la loro vita quotidiana per partire alla ricerca delle preziose pagliuzze dorate. In soli due anni, dal 1849 al 1850, in questi viaggi all’inseguimento della ricchezza perdono la vita cinquemila persone. Pochissimi troveranno la fortuna e riusciranno a tornare illesi. </p>
<h2>In tempi di crisi si torna a correre</h2>
<p>Con l&#8217;attuale instabilità delle borse e la crescita vertiginosa del prezzo dell’oro, quest’ultimo sembra tornare a essere il bene rifugio per eccellenza. Chi deve investire, se ne ha facoltà, acquista lingotti. I consulenti finanziari consigliano ai possessori di ingenti capitali di investire almeno il dieci per cento dei portafogli nell’acquisto di metalli preziosi. Malgrado qualcuno sostenga che l’oro possa dimostrarsi solo un investimento a breve scadenza e che la situazione attuale non sia assolutamente paragonabile a quella del secondo dopoguerra &#8211; in cui venne creato il gold dollar standard che àncora le monete internazionali al dollaro &#8211; la maggioranza degli investitori sta optando per questa forma di investimento. La febbre dell’oro odierna è anche altro. E’ speculazione: vi sono i grandi fondi che investono in oro e ai quali l’incremento del suo prezzo giova. E’ simbolo di sfiducia verso il dollaro americano: seppure non garantisca rendimenti strabilianti, l’oro non è a rischio inflazione. </p>
<h2>Chi si ferma, paga pegno</h2>
<p>Chi indubbiamente non ci guadagna in questa corsa all’oro sono gli orefici italiani e i loro laboratori. Il mercato di medio livello che aveva consentito all’Italia di affermarsi come paese guida nell’esportazione, è in costante calo perché l’aumento dei prezzi induce gli acquirenti a bloccare gli ordini. Molti piccoli artigiani devono chiudere bottega e attendere tempi migliori.<br />
Che nessuno sa se arriveranno.</p>
<p>Illustrazione: Roswitha S. &#8211; Fotolia</p>
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		<title>La bolla di Internet e la New Economy</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 12:21:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[New Economy]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il termine di bolla speculativa si definisce in economia la fase in cui viene registrato un repentino aumento dei prezzi in relazione ai beni di un qualsiasi mercato. Alla nascita e la crescita della bolla, segue il suo scoppio con un ritorno al valore originario dei beni. Troppa esuberanza? La new economy nasce nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/10/Internet-Life.jpg" alt="Bolla Internet e New Economy" title="La vita nel Internet " width="300" height="211" class="alignleft size-medium wp-image-74" /><strong>Con il termine di bolla speculativa si definisce in economia la fase in cui viene registrato un repentino aumento dei prezzi in relazione ai beni di un qualsiasi mercato. Alla nascita e la crescita della bolla, segue il suo scoppio con un ritorno al valore originario dei beni.</strong><span id="more-72"></span></p>
<h2>Troppa esuberanza?</h2>
<p>La new economy  nasce nel 1994, quando Netscape, la società che per prima sviluppa un browser commerciale per internet, viene quotata in borsa. Sono gli anni in cui le quotazioni delle società produttrici di high-tech e quelle impegnate nella creazione di novità tecnologiche crescono in modo vertiginoso e le grandi aziende investono nella tecnologia per la gestione e il trattamento delle informazioni. Questa era d’oro giunge al suo declino nel marzo del 2000 con lo scoppio della bolla speculativa: il valore Nasdaq perde in soli tre giorni il 9% determinando la repentina caduta delle quotazioni. Lo scoppio è causato da diversi fattori e solo pochi lo attribuiscono agli atti terroristici che, alcuni mesi dopo, avrebbero segnato l’America. Piuttosto la caduta delle quotazioni sembra essere determinata dalla poca esperienza e da un eccesso di esuberanza da parte di chi si avvicinava per la prima volta alle speculazioni. Inoltre ha contribuito l’assenza di trasparenza e lo scarso rigore delle banche che mirano esclusivamente al proprio arricchimento.</p>
<h2>L’eredità</h2>
<p>Nel 2003 il Nasdaq si trova sotto i 1.300 punti, le Borse europee sono ai valori minimi registrati dopo il 1995, negli USA si registra una perdita di 7miliardi di dollari e l’economia mondiale si trova a fare i conti con un probabile double-dip. Dopo più di un decennio dallo scoppio della bolla, molti attendono ancora che il valore dei titoli tecnologici della new economy torni a salire ma anche di rientrare in possesso del proprio posto di lavoro o di tornare a riaprire la saracinesca delle piccole aziende che hanno dovuto chiudere. Eppure la new economy ha determinato un profondo cambiamento nella società, cambiamento che coinvolge anche oggi il nostro quotidiano. La tecnologia, rappresentata soprattutto da computer, telefonino e web è entrata prepotentemente nella nostra sfera privata e professionale.</p>
<p>Foto: Nmedia &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Il futuro del 3D &#8211; non solo cinema</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’uomo la capacità di vedere le tre dimensioni (verticalità, orizzontalità, e profondità) avviene focalizzando un unico punto tramite la convergenza degli assi visivi, ed è innata. Il cinema 3D, che oggi non costituisce più un’innovazione, ha voluto ricreare la sensazione delle immagini propria della vita reale. Le origini del cinema stereoscopico risalgono al 1922, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/10/3D_Kino.jpg" alt="3D non solo al cinema" title="Le persone sono sorprese a guardare un film in 3D" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-62" /><strong>Nell’uomo la capacità di vedere le tre dimensioni (verticalità, orizzontalità, e profondità) avviene focalizzando un unico punto tramite la convergenza degli assi visivi, ed è innata. Il cinema 3D, che oggi non costituisce più un’innovazione, ha voluto ricreare la sensazione delle immagini propria della vita reale. Le origini del cinema stereoscopico risalgono al 1922, ma la pellicola 3D si è imposta nelle sale solo di recente grazie alla proiezione di alcuni film d’azione famosi e dei nuovi cartoni animati.</strong><span id="more-61"></span></p>
<h2>La televisione diventa anche profonda</h2>
<p>Nel 2010 il 3D avanza alla conquista dei televisori a schermo piatto. L’effetto tridimensionale viene ottenuto per merito di una veloce alternanza di immagini diverse destinate ai due occhi, affinché al cervello giungano informazioni dissimili da due canali differenti. In perfetta sincronia con le immagini proiettate sullo schermo, una delle due lenti degli speciali occhiali active shutters che dovranno essere indossati per la visione, si oscura facendo in modo che ogni occhio veda solamente il fotogramma a lui riservato. Perché la visione sia qualitativamente valida, il segnale del televisore 3D deve essere ad almeno 120 Hz così come l’occlusione delle lenti deve avvenire 120 volte al secondo. Siccome attualmente non sono mandate in onda in Italia trasmissioni in 3D, le maggiori case produttrici di tv stanno progettando un convertitore che consentirà di adattare le trasmissioni attuali al nuovo formato. Per ora ci si deve accontentare delle pellicole cinematografiche e di alcuni film realizzati appositamente, se si vuole godere della visione tridimensionale restando comodamente seduti sul divano.</p>
<h2>Da spettatori ad attori</h2>
<p>Il tridimensionale ha conquistato anche il settore dei videogiochi. L’entusiasmante sensazione del giocatore di sentirsi non più semplice comparsa bensì attore principale, di trovarsi non più soltanto alla consolle bensì nel bel mezzo della scenografia e dell’azione, sono la spinta che ha indotto i giganti della produzione dei videogames alla creazione di nuovissimi giochi che supportano il 3D stereoscopico.</p>
<p>Illustrazione: Deklofenak &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Haiti, un anno dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 15:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bush]]></category>
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		<description><![CDATA[Più di duecentocinquantamila vittime, oltre quattro milioni di persone coinvolte e l’economia di un intero paese completamente rasa al suolo. Sono questi i dati che emergono a poco più di un anno trascorso dal devastante terremoto che, nel gennaio 2010, ha colpito l’isola di Haiti. Il dramma nel dramma La macchina della solidarietà mondiale si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asdamente.it/2011/07/haiti-un-anno-dopo/haiti-earthquake-2010/" rel="attachment wp-att-49" class="liimagelink"><img class="alignleft size-medium wp-image-49" title="Terremoto in Haiti 2010" src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/08/Haiti-300x199.jpg" alt="Cos'é stato fatto è cosa si sta facendo in Haiti" width="300" height="199" /></a><strong>Più di duecentocinquantamila vittime, oltre quattro milioni di persone coinvolte e l’economia di un intero paese completamente rasa al suolo. Sono questi i dati che emergono a poco più di un anno trascorso dal devastante terremoto che, nel gennaio 2010, ha colpito l’isola di Haiti.</strong><span id="more-48"></span><br />
<br/></p>
<h2>Il dramma nel dramma</h2>
<p>La macchina della solidarietà mondiale si è da subito attivata e le organizzazioni non governative (ONG) di tutto il mondo hanno dato il via alla raccolta di fondi con la speranza di avviare la ricostruzione, materiale e spirituale, di un paese colpito a morte. In totale i soldi raccolti ammontano a circa 15 miliardi di dollari, eppure, solo una parte piccolissima di questa cifra è stata concretamente utilizzata per consentire all’isola di Haiti di ricominciare a vivere. La maggior parte delle organizzazioni umanitarie che si sono attivate per aiutare l’isola di Haiti sono di provenienza statunitense.</p>
<h2>Solo l’Italia spende i fondi raccolti per Haiti</h2>
<p>Paradossalmente, gli aiuti più concreti &#8211; considerati in termini di fondi effettivamente spesi -arrivano dalla Croce Rossa Italiana. L’organizzazione Clinton-Bush facente capo ai due ex presidenti degli Stati Uniti d’America, ad esempio, ha raccolto oltre cinquanta milioni di dollari ma ne ha spesi meno di dieci in favore dei terremotati. Altro caso eclatante è quello che riguarda l’OnG Catholic Relief che, nel giro di pochissimo tempo, ha raccolto quasi duecento milioni di dollari, salvo poi spenderne a favore dell’isola di Haiti poco più di dieci milioni. Un discorso a parte merita il lavoro realizzato dalla Croce Rossa Italiana che ha raccolto oltre due milioni di euro spendendone più della metà per realizzare strutture di prima accoglienza dove ospitare centinaia di migliaia di haitiani. Ma per quale motivo i fondi raccolti dalle organizzazioni umanitarie non vengono spesi per avviare la ricostruzione di questo paese? I motivi sono tanti ma quasi tutti conducono ad un comune denominatore: la paura delle amministrazioni governative di spendere in maniera inadeguata tanti soldi. Così, come ogni emozione negativa, la paura di sbagliare anziché invogliare all’azione, spesso produce solo una paralisi.</p>
<p>Foto: FrankBirds &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Perché il mondo arabo si ribella?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 07:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 2011 sarà ricordato come l’anno delle rivoluzioni e, probabilmente, del cambiamento nel mondo arabo. I paesi rebelli A dare il via al movimento di contestazione popolare iniziato a fine gennaio è stata la Tunisia; subito dopo è stata la volta dell’Egitto, poi della Libia ed, infine, della Siria. Un crescendo di manifestazioni nelle piazze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asdamente.it/2011/06/perche-il-mondo-arabo-si-ribella/vector-illustration-of-libyan-rebels/" rel="attachment wp-att-40" class="liimagelink"><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/08/Arab-conflict-228x300.jpg" alt="Cosa sta suciedendo nel mondo arabo." title="Illustratione di Rebelli della Libya" width="228" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-40" /></a><strong>Il 2011 sarà ricordato come l’anno delle rivoluzioni e, probabilmente, del cambiamento nel mondo arabo.</strong><span id="more-38"></span></p>
<h2>I paesi rebelli</h2>
<p>A dare il via al movimento di contestazione popolare iniziato a fine gennaio è stata la Tunisia; subito dopo è stata la volta dell’Egitto, poi della Libia ed, infine, della Siria. Un crescendo di manifestazioni nelle piazze e di contestazioni popolari cui hanno fatto seguito soppressioni di massa e torture sanguinarie inflitte dagli eserciti per ordine dei rispettivi governi nazionali. Il popolo arabo, dopo anni trascorsi a guardare il dirimpettaio occidente fare la bella vita, ha deciso di ribellarsi. In nome della libertà, dicono, ma soprattutto in nome della democrazia.</p>
<h2>Facebook: il nuovo modo di fare la rivoluzione</h2>
<p>Secondo gli studiosi, però, è molto probabile che lo stimolo a fare la rivoluzione sia arrivato, oltre che dal disagio sociale e occupazionale dei giovani arabi, grazie ad internet e in particolare per merito della diffusione dei social network, come facebook e twitter. E’ qui, infatti, che gli arabi hanno imparato a conoscere la vita degli occidentali e hanno iniziato a pensare che valesse la pena combattere – e, se necessario, anche morire – pur di garantirne ai posteri una uguale. La diffusione di internet (che in Egitto, ad esempio, è accessibile all’80% della popolazione) e – di conseguenza &#8211; dei social network ha permesso ai giovani di scoprirne le enormi potenzialità. Un semplice messaggio scritto su facebook, infatti, è in grado di radunare migliaia di persone in una piazza oltre che di spedire in ogni parte del mondo fotografie e video per testimoniare quel che accade quando il popolo decide di ribellarsi in paesi dove i mezzi di comunicazione sono da sempre severamente controllati dalle autorità locali. Facebook e Twitter per i giovani del mondo arabo non sono semplici strumenti per restare in contatto con gli amici dell’infanzia, ma rappresentano una speranza: la speranza che qualcuno accenda i riflettori sulle loro condizioni di vita e sui loro desideri. La speranza che qualcuno li aiuti a costruire un paese diverso, fondato sulla libertà, sulla democrazia e sull’uguaglianza.</p>
<p>image: awenart &#8211; Fotolia</p>
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		<title>Mobilifici in Italia &#8211; la rivoluzione delle fibre di zinco</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 12:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>embi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Belleza]]></category>
		<category><![CDATA[Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Fibre]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo zinco è un importante elemento per il benessere della pelle, in grado di purificarla e di contribuire ad un aspetto giovane e sano. Lo zinco: un aiuto per la pelle Lo zinco, infatti, rientra nella composizione degli enzimi in grado di attuare il processo di riparazione cellulare della pelle. Ciò significa che gli effetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asdamente.it/2011/06/mobilifici-in-italia-la-rivoluzione-delle-fibre-di-zinco/woman-massaging-legs-sitting-on-white-background/" rel="attachment wp-att-10" class="liimagelink"><img src="http://www.asdamente.it/wp-content/uploads/2011/08/Haut-Sch&#246;nheit-282x300.jpg" alt="Lo zinco: come auita a la pelle." title="Donna che si massagia le gambe." width="282" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-10" /></a><strong>Lo zinco è un importante elemento per il benessere della pelle, in grado di purificarla e di contribuire ad un aspetto giovane e sano.</strong><span id="more-7"></span></p>
<h2>Lo zinco: un aiuto per la pelle</h2>
<p>Lo zinco, infatti, rientra nella composizione degli enzimi in grado di attuare il processo di riparazione cellulare della pelle. Ciò significa che gli effetti negativi dello stress, del vento, del sole e dello smog atmosferico possono essere contrastati mediante l’azione enzimatica di questo elemento. Lo zinco, oltretutto, possiede spiccate capacità antibatteriche che contribuiscono alla salute della pelle e dell’organismo; inoltre, la presenza di questo elemento garantisce la perfetta igienicità di tutti gli accessori contenenti fibre di zinco. Oggigiorno le fibre di zinco, associate alle classiche fibre di cellulosa, vengono utilizzate nel campo della produzione di accessori per il letto, come ad esempio piumini, coperte, trapunte (sia invernali che estive), ma anche coprimaterasso e cuscini. Questa tecnologia del tutto innovativa sfrutta il contatto prolungato che avviene durante le ore del sonno fra il corpo, il letto e tutti i suoi accessori, e che assicura effetti benefici sull’organismo.</p>
<p><strong>Come funzionano le fibre di zinco?</strong></p>
<p>Le modalità di funzionamento della tecnologia basata sulle fibre di zinco sono piuttosto semplici. Viene infatti sfruttata la capacità della pelle di traspirare, e quindi di creare intorno a sé un certo grado di umidità. Questa umidità viene trasferita dalla superficie dell’epidermide sino alle fibre che vi si trovano a contatto, innescando un processo di scambio attivo. In questo modo il tessuto contenente fibre di zinco esplica i suoi effetti positivi sia dal punto di vista della riparazione cellulare della pelle, sia per quanto riguarda l’azione antibatterica. Questi materiali innovativi inoltre sono ipoallergenici e non creano fenomeni di irritazione. Un aspetto dunque di fondamentale importanza per neonati e bambini, che possiedono una pelle particolarmente sensibile, ma anche per tutte quelle persone suscettibili di irritazioni o che sono affetti da malattie cutanee.</p>
<p>Foto: Jacek Chabraszewski &#8211; Fotolia</p>
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