La corsa all´oro – oggi come nel 1850

OroLa corsa all’oro inizia nel 1848, quando nella regione Californiana, dove confluiscono il Sacramento e l’American, se ne scoprono le prime tracce. Dopo pochi anni gli Stati Uniti potranno vantare il titolo di primo paese, in ambito mondiale, nell’estrazione dell’oro. Fiorisce rigogliosa l’economia americana: della nuova ricchezza beneficiano commercio, banche e industrie. Il metallo giallo diviene la base dei sistemi finanziari di tutto il mondo.


Migliaia di persone…

… sono indotte ad abbandonare la loro vita quotidiana per partire alla ricerca delle preziose pagliuzze dorate. In soli due anni, dal 1849 al 1850, in questi viaggi all’inseguimento della ricchezza perdono la vita cinquemila persone. Pochissimi troveranno la fortuna e riusciranno a tornare illesi.

In tempi di crisi si torna a correre

Con l’attuale instabilità delle borse e la crescita vertiginosa del prezzo dell’oro, quest’ultimo sembra tornare a essere il bene rifugio per eccellenza. Chi deve investire, se ne ha facoltà, acquista lingotti. I consulenti finanziari consigliano ai possessori di ingenti capitali di investire almeno il dieci per cento dei portafogli nell’acquisto di metalli preziosi. Malgrado qualcuno sostenga che l’oro possa dimostrarsi solo un investimento a breve scadenza e che la situazione attuale non sia assolutamente paragonabile a quella del secondo dopoguerra – in cui venne creato il gold dollar standard che àncora le monete internazionali al dollaro – la maggioranza degli investitori sta optando per questa forma di investimento. La febbre dell’oro odierna è anche altro. E’ speculazione: vi sono i grandi fondi che investono in oro e ai quali l’incremento del suo prezzo giova. E’ simbolo di sfiducia verso il dollaro americano: seppure non garantisca rendimenti strabilianti, l’oro non è a rischio inflazione.

Chi si ferma, paga pegno

Chi indubbiamente non ci guadagna in questa corsa all’oro sono gli orefici italiani e i loro laboratori. Il mercato di medio livello che aveva consentito all’Italia di affermarsi come paese guida nell’esportazione, è in costante calo perché l’aumento dei prezzi induce gli acquirenti a bloccare gli ordini. Molti piccoli artigiani devono chiudere bottega e attendere tempi migliori.
Che nessuno sa se arriveranno.

Illustrazione: Roswitha S. – Fotolia