Haiti, un anno dopo

Cos'é stato fatto è cosa si sta facendo in HaitiPiù di duecentocinquantamila vittime, oltre quattro milioni di persone coinvolte e l’economia di un intero paese completamente rasa al suolo. Sono questi i dati che emergono a poco più di un anno trascorso dal devastante terremoto che, nel gennaio 2010, ha colpito l’isola di Haiti.

Il dramma nel dramma

La macchina della solidarietà mondiale si è da subito attivata e le organizzazioni non governative (ONG) di tutto il mondo hanno dato il via alla raccolta di fondi con la speranza di avviare la ricostruzione, materiale e spirituale, di un paese colpito a morte. In totale i soldi raccolti ammontano a circa 15 miliardi di dollari, eppure, solo una parte piccolissima di questa cifra è stata concretamente utilizzata per consentire all’isola di Haiti di ricominciare a vivere. La maggior parte delle organizzazioni umanitarie che si sono attivate per aiutare l’isola di Haiti sono di provenienza statunitense.

Solo l’Italia spende i fondi raccolti per Haiti

Paradossalmente, gli aiuti più concreti – considerati in termini di fondi effettivamente spesi -arrivano dalla Croce Rossa Italiana. L’organizzazione Clinton-Bush facente capo ai due ex presidenti degli Stati Uniti d’America, ad esempio, ha raccolto oltre cinquanta milioni di dollari ma ne ha spesi meno di dieci in favore dei terremotati. Altro caso eclatante è quello che riguarda l’OnG Catholic Relief che, nel giro di pochissimo tempo, ha raccolto quasi duecento milioni di dollari, salvo poi spenderne a favore dell’isola di Haiti poco più di dieci milioni. Un discorso a parte merita il lavoro realizzato dalla Croce Rossa Italiana che ha raccolto oltre due milioni di euro spendendone più della metà per realizzare strutture di prima accoglienza dove ospitare centinaia di migliaia di haitiani. Ma per quale motivo i fondi raccolti dalle organizzazioni umanitarie non vengono spesi per avviare la ricostruzione di questo paese? I motivi sono tanti ma quasi tutti conducono ad un comune denominatore: la paura delle amministrazioni governative di spendere in maniera inadeguata tanti soldi. Così, come ogni emozione negativa, la paura di sbagliare anziché invogliare all’azione, spesso produce solo una paralisi.

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